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I partiti di maggioranza trovano una quadra, ovvero Irpef a quattro aliquote e con una nuova curva delle detrazioni che assorbe il bonus Renzi-Gualtieri e assicura vantaggi a tutte le fasce di reddito, con punte di risparmio fra i 35 e i 55mila euro lordi annui, e addio all’Irap per 890mila ditte individuali e professionisti (tutti) e 11mila start up innovative.

A meno di non ripescare l’ipotesi della maxi-deduzione, che resta in campo.

La decisione finale sarà assunta a Palazzo Chigi, dove il progetto sarà portato al premier Mario Draghi.

Nell’impianto costruito, all’Irpef vanno sette miliardi all’anno; l’intervento sull’imposta regionale in formula piena ne vale 1,3, e richiede quindi di recuperare circa 300 milioni ulteriori.

irpef 2022 nuove aliquote

La nuova progressione

L’equilibrio finale, che permette interventi strutturali su entrambe le imposte, è stato reso possibile da un mini ritocco alla nuova scala delle aliquote Irpef. La nuova progressione prevede il 23% fino a 15mila, come ora, il 25% fino a 28mila, il 35% fino a 50mila e il 43% per i redditi superiori.

Da 50mila euro in su, quindi, l’aliquota legale cresce rispetto a oggi. Ma non è questo il punto.

Il risultato rilevante per i conti dei contribuenti, infatti, è dato dall’imposta netta, che scende per tutti per effetto della nuova curva delle detrazioni, che eliminerà anche gli attuali salti di imposizione effettiva come chiesto dal documento delle commissioni Finanze delle Camere. In questo modo, la scelta soddisfa tutti anche sul piano politico.

Chi risparmia di più

In particolare i numeri elaborati dal Mef misurano gli effetti su tutte le fasce di reddito. In termini percentuali l’imposta da pagare scende in modo drastico per le fasce di reddito più basse, fino a 8mila euro lordi annui, che però di fatto sono già quasi escluse dall’Irpef per effetto della No Tax Area. La riduzione reale più consistente si incontra fra i redditi medi: fra 40 e 45mila euro di reddito lordo annuo il risparmio medio rispetto a quanto si paga con le regole attuali arriva al 6,4%, con una punta del 7,5% per i dipendenti e uno sconto del 3,9% per gli autonomi (4,2% per i pensionati). Appena sotto, fra 35mila e 40mila euro di reddito, il risparmio è del 5,2% per i dipendenti e del 3,1% per gli autonomi, e si attesta al 3,5% nel caso dei pensionati. Sopra, fra 45mila e 50mila euro, il taglio vale il 5,5% dell’imposta netta per i lavoratori dipendenti, il 4,6% per i pensionati e il 4,3% per gli autonomi. Per i contribuenti dell’attuale terzo scaglione la riduzione d’imposta può superare i 700 euro all’anno.

L’impatto delle nuove detrazioni è però evidente anche nel caso dei redditi più alti: che nonostante l’aliquota legale in crescita risparmieranno in media il 3,1% nelle dichiarazioni fra 60mila e 65mila euro, il 2,2% fra 65mila e 75mila e lo 0,6% sopra. La media complessiva dei tagli fiscali per tutti i contribuenti si attesta al 3,8%. In termini generali, secondo le prime stime, il 75% del taglio Irpef si concentra sul secondo e sul terzo degli scaglioni attuali, che riuniscono il 50% dei contribuenti (21 milioni) con dichiarazioni fra 15mila e 55mila euro.

Dal punto di vista delle tipologie di reddito, dipendenti e pensionati sono protagonisti con il 95% dello sgravio.

L’incrocio dei dati mostra anche il secondo obiettivo dell’intervento.

Che in un alleggerimento complessivo della pressione sui redditi determina i vantaggi più consistenti nella fascia fra 35mila e 55mila euro dei dipendenti.

Perché il ridisegno è fatto anche per spianare i salti d’imposta determinati oggi dal coacervo di detrazioni e bonus, che produce le super-aliquote marginali effettive fino al 61% fra 35 e 40mila euro.

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