Cartelle esattoriali notificate dal 1° settembre 2021, proroga di 150 giorni?

Cartelle esattoriali notificate dal 1° settembre 2021, possibile proroga per i pagamenti.

Tra le novità anche la richiesta di rinviare le scadenze della pace fiscale per le rate dell’anno in corso. La palla passa ora al Governo.

A chiedere un intervento al Governo è la risoluzione approvata in Commissione Finanze della Camera il 12 ottobre 2021 relativa ai criteri di revisione del sistema di riscossione.

Bisognerà attendere le mosse dell’Esecutivo per un quadro più chiaro delle novità che prenderanno piede in favore dei contribuenti morosi. Certe sono però le indicazioni che arrivano dal Parlamento, alla ricerca di una soluzione per rendere meno pesante il ritorno alla “normalità” fiscale.

Dal 1° settembre 2021 l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha avviato l’attività di notifica delle cartelle esattoriali rimaste nel cassetto dal mese di marzo 2020; una ripartenza graduale, che si affianca agli appuntamenti con le rate relative ad atti già notificati e con quelle relative ai carichi ammessi alla pace fiscale.

La risoluzione approvata il 12 ottobre 2021 impegna il Governo a valutare una duplice proroga.

Si chiede di concedere 150 giorni di tempo per i pagamenti relativi alle cartelle esattoriali notificate dopo il periodo di sospensione e, in parallelo, di valutare la possibilità di differire le rate del 2021 relative alla rottamazione ter e al saldo e stralcio.

Due interventi sui quali il Governo potrebbe intervenire già con il decreto legge fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2022 che, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe approdare al tavolo del Consiglio dei Ministri venerdì 15 ottobre.

Nell’ambito della riforma della riscossione, la risoluzione approvata in Commissione Finanze il 12 ottobre 2021 impegna il Governo a valutare l’opportunità di prorogare di 150 giorni il termine per il pagamento delle cartelle esattoriali notificate dopo la fine del periodo di sospensione.

La dilatazione delle scadenze legate ai carichi notificati dal 1° settembre 2021 non è l’unica proposta avanzata.

Tra le misure richieste, vi è anche la proroga dei termini per il pagamento delle rate relative alla pace fiscale. La richiesta è di concedere ai contribuenti una sospensione pari a 18 mesi, corrispondente quindi a quanto disposto per gli altri debitori della riscossione, che abbracci le rate dovute nel 2021, in scadenza il 30 novembre.

La risoluzione chiede insomma un intervento deciso da parte del Governo, sia sulle nuove che sulle vecchie cartelle, per evitare che lo stratificarsi di scadenze causato dalle proroghe emergenziali danneggi i contribuenti chiamati alla cassa e riduca le entrate preventivate dall’Erario.

Il piano proposto dalla Commissione Finanze della Camera abbraccerebbe anche i debiti relativi alle cartelle e ai piani di rateizzazione sospesi dall’8 marzo 2020 al 31 agosto 2021, per le quali viene proposta l’introduzione di una modalità graduale di rientro, con la possibilità per il contribuente di rivedere il piano originario di versamento già accordato.

C’è da dire che sul solco delle richieste formulate dal Parlamento si sta già muovendo il Ministero dell’Economia che, secondo quanto evidenziato dal Ministro Daniele Franco nel corso dell’audizione sulla NaDEF, sta considerando di “spostare o diluire” le scadenze.

L’orientamento è quindi chiaro, ma non è altrettanto palese quale sarà lo strumento per un ulteriore intervento sulle cartelle esattoriali.

L’ipotesi più verosimile è che di novità si parlerà in vista del varo del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2022, atteso venerdì 15 ottobre in Consiglio dei Ministri, provvedimento che potrebbe quindi contenere un primo tassello della riforma della riscossione.

Cartelle esattoriali, le novità della riforma: dall’ipotesi proroga allo stralcio “periodico”

La riforma del sistema di riscossione dei debiti fiscali è uno degli interventi prioritari in ambito fiscale.

Per capire il perché basta guardare ai numeri: alle fine del 2020 ammontava a 999 miliardi di euro il conto del magazzino crediti dell’AdER, e di questi 400 miliardi risultano difficilmente recuperabili.

Il 78 per cento del magazzino è inoltre costituito da 178 milioni di crediti inferiori a 1.000 euro, per un importo pari a 56 miliardi di euro, per i quali occorre valutare il rapporto costi/benefici rispetto alle operazioni di recupero.

Bastano questi dati, indicati nella relazione del MEF sulla riforma della riscossione, a rendere palesi i motivi della riforma in fase di predisposizione.

La risoluzione approvata in Commissione fissa alcune linee guida per il Governo e, tra le altre misure, chiede di rivedere il meccanismo di inesigibilità disciplinato dagli articoli 19 e 20 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, per introdurre un sistema automatico di stralcio delle cartelle inesigibili volto ad evitare che il conto dei crediti accumulati dall’AdER cresca in maniera smisurata e, in parallelo, che lievitino i costi di gestione.

Un “condono periodico” che si affianca alla richiesta di azioni di recupero coattivo più incisive, soprattutto per i contribuenti recidivi “che eludono o tentano di eludere sistematicamente ed in modo ingiustificato l’attività di riscossione”.

L’obiettivo è arrivare ad un sistema di riscossione efficace ed efficiente, che prenda tuttavia in considerazione anche la situazione soggettiva del debitore e che, pur considerando la necessità di recupero dei crediti, salvaguardi le capacità reddituali dei debitori e tenga conto delle temporanee difficoltà economiche.

Spetta ora al Governo tradurre le linee guida in norme, ed è già dal 2022 che il nuovo agente della riscossione, accorpato nell’Agenzia delle Entrate, potrebbe dare il via ad un nuovo, più incisivo e più equo rapporto tra Fisco e contribuenti.

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